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/ di Nicola Furcolo

Classi di esposizione calcestruzzo: quali sonoe secondo quali criteri si effettua la scelta della classeper garantire la corretta durabilità del cls

In questo approfondimento analizziamo le condizioni ambientali e le classi di esposizione del calcestruzzo che ne influenzano le caratteristiche e la durabilità. Riportiamo i valori prescritti dalle norme e alcuni esempidi strutture soggette a diverse classi di esposizione.

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La condizione ambientale è uno dei fattori da tenere in considerazionequando si effettua la scelta dei materiali da utilizzare in unprogetto.

condizione ambientale

Le caratteristicheele prestazioni del calcestruzzo possono essere influenzate dalle azioniambientali .Pertanto,nel progetto di una struttura in CA è necessariodefinirela classe di esposizione ambientale che indica il maggiore o minore livello diaggressività del luogo in cui la struttura sarà inserita.

azioniambientali classe di esposizione ambientale

Le norme UNI 11104 e UNI EN 206-1 consentono di individuare la corretta combinazione di classi di esposizione dell’opera e di ogni sua componente, in funzione dei singoli meccanismi di degrado dell’ambiente sulle strutture.

UNI 11104 UNI EN 206-1

Per garantire la durabilità del calcestruzzovengono definite 6 classi di esposizione ambientale , con l’individuazione di prescrizioni specifiche relative a:

6 classi di esposizione ambientale

La scelta della combinazione di classi di esposizione va eseguita per tutti glielementi strutturali, in base alla loro posizione nella costruzione .

va eseguita per tutti glielementi strutturali, in base alla loro posizione nella costruzione

Il calcestruzzo può essere soggetto a più di unaazione ambientale e quindipuò essere necessario esprimere le condizioni dell’ambiente alle quali esso è espostocome combinazione di classi di esposizione.

Inoltre, le diverse superfici di calcestruzzo di un dato elemento strutturale possono esseresoggette a diverse azioni ambientali.

Le 6 classi di esposizione calcestruzzo sono le seguenti:

Di seguito riportiamo perciascuna classe di esposizione degli esempi tipici e:

Le sotto-classi di esposizione XC1, XC2, XC3 ed XC4 sono relative alla corrosione delle armature metalliche promossa dalla carbonatazione per effetto dell’esposizione all’aria umida (O 2 , H 2 O, CO 2 ).

corrosione delle armature metalliche promossa dalla carbonatazione

Fe (acciaio) —–> O 2 , H 2 O, CO 2 (aria umida) —–> FeOOH (ruggine)

Le condizioni più aggressive (XC4) si verificano nelle strutture esposte ciclicamente all’asciutto (ingresso nel calcestruzzo di aria secca contenente O2 e CO2) ed alla pioggia (ingresso di H2O) che sono in grado di neutralizzare la calce del conglomerato (CO2) e per alimentare l’ossidazione del ferro (O2, H2O). In tal casooccorre adottare un rapporto a/c non superiore a 0,50 .

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27 Dec 2017 15:00 CET

Parla il regista della serie, «E’ un prodotto riuscito perchè ha più livelli di lettura, ho capito che avrebbe funzionato quanto i compagni di asilo di mio figlio mi circondarono per chiedermi: “Signore, quando ci fai un altro episodio?”»

Quando gli si chiede di Lamberto Bava sorride sornione. Lui ha l’horror nel sangue per eredità paterna ( il padre, Mario Bava fu uno dei registi cardine del cinema dell’orrore italiano, adorato all’estero tanto da aver influenzato Quentin Tarantino e John Landis) e, per gli appassionati del genere, Bava è il regista di ma anche uno dei più stretti collaboratori di Dario Argento, con cui girò Eppure, il suo lavoro ha un posto nel cuore di un pubblico che probabilmente mai si sarebbe avvicinato ad una sala cinematografica in cui proiettavano i suoi film. Erano gli anni Novanta e il suo nome, scandito nella pubblicità che anticipava la serie, è rimasto indimenticato tra tutti gli appassionati della miniserie televisiva targata Mediaset.

Prima di Fantaghirò, sono diventato un fenomeno cult con nel 1985, che addirittura ha schiere di fan a livello mondiale. Ecco, e sono i miei due grandi successi.

Glielo dico sinceramente, il successo di è davvero quello che mi fa più piacere. All’epoca in cui il primo andò in onda, mio figlio più piccolo andava all’asilo e io un giorno lo andai a prendere. A un certo punto venni circondato da tutti questi bambini di sei o sette anni e una piccola mi si avvicinò, sgranando gli occhioni, e mi disse: «Signore, quando ce ne fai un altro?». Ecco, così ho capito che era stato un prodotto riuscito e che ne avrei sicuramente diretto almeno un secondo.

Continuamente. L’altro giorno sono andato in banca e il nuovo direttore mi ha chiesto se ero il Bava di Mi ha raccontato che da ragazzo li aveva visti tutti e non li aveva mai dimenticati. Mi sorprende sempre vedere quanti sono i trentacinque- quarantenni che la ricordano e per la loro generazione davvero è rimasta nell’immaginario.

Appunto. Io non sono mai stato un amante dell’horror in quanto tale ma più della sua declinazio- ne di genere fantastico, e del mondo del fantastico fanno parte a pieno titolo anche le fiabe. Anche in i livelli di lettura sono più d’uno e una certa dose di horror c’è: pensi per esempio alla Strega Nera che si trasforma in corvo o a Tarabas, lo stregone che diventa un lupo mannaro.

Il primo film che mi portarono a vedere al cinema fu di Walt Disney. Avevo cinque anni e mi dovettero portare fuori piangente, dopo che i cacciatori avevano ucciso la madre di Bambi. Me lo ricordo ancora: piansi per tre giorni. Ecco, forse da lì inconsciamente arriva il mio gusto per la favola dell’orrore.

Mi creda, non lo so. Quello che mi meraviglia è che non è l’unica favola che ho diretto in quel periodo, perchè sono seguiti e Eppure nessuna è rimasta così impressa nella memoria dei telespettatori. Forse, però, a fare la differenza è stato l’obiettivo ambizioso che ci eravamo posti con Mediaset.

All’epoca il direttore della fiction Mediaset era Riccardo Tozzi, uno con vedute decisamente ampie. Quando decidemmo di realizzare il nostro intento era di mettere davanti al televisore madre, padre e figli tutti insieme. Ricordo che qualcuno ci chiese se, visto che era una fiaba, lo avremmo mandato in onda alle 5 del pomeriggio. Invece noi puntammo al pubblico della prima serata e a distanza di anni è chiaro che avevamo ragione noi.

Quando scelsi Alessandra Martines per il ruolo di protagonista non fu facile convincere Mediaset. Era una scommessa e ci fu più di una resistenza sul suo nome perchè all’epoca quello di Alessandra era un volto della Rai, eppure rimango convinto sia stata la scelta giusta. Certo, dopo il successo dei primi film, sembrò che la riuscita di fosse solo merito suo. In parte era vero, ma dietro è esistito un enorme lavoro di gruppo e un cast di comprimari di primo livello.

Guardi, io credo che se oggi qualcuno andasse a proporre alle televisioni generaliste gli riderebbero in faccia e gli direbbero un gran no. Fu un azzardo riuscito, ma è l’indice di come la Mediaset di allora avesse la capacità di rischiare.

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Direttore Responsabile Piero Sansonetti

Registrato al Tribunale di Bolzano n. 7 del 14 dicembre 2015

Numero iscrizione ROC 26618 ISSN 2499-6009

sabato 4 agosto 2018

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Il 16 Gennaio 2015 abbiamo preso parte all’evento conclusivo del progetto realizzato dagli amici di SOS Diritti intitolato “A scuola con i diritti: conoscere, incontrarsi, agire” del quale eravamo partner, insieme anche alle associazioni Il Villaggio, Buongiorno Bosnia, alla Fondazione Langer di Bolzano e al Centro Pace del Comune di Venezia.

Dopo una breve presentazione delle attività svolte dalle associazioni, sono stati illustrati i lavori grafici e artistici che gli studenti delle classi dell’Istituto Tommaseo e del Guggenheim di Mestre hanno elaborato dopo le riflessioni sui temi connessi ai diritti umani e all’antirazzismo. Tra questi la creazione di due pagine Facebook “Guardami, sono come TE” e “The colour of music” dove i ragazzi hanno raccolto pensieri, disegni e testi musicali, condividendoli con altri coetanei. L’utilizzo del web può così diventare uno strumento vicino ai giovani con cui poter diffondere sentimenti di antirazzismo e uguaglianza tra le persone.

In seguito è stato portato in scena il coinvolgente spettacolo del “Don Chisciotte” realizzato a più voci e più lingue dai ragazzi provenienti dalla Bosnia e da alcuni studenti di Bolzano diretti da Evi, della Fondazione Langer. Don Chisciotte, gentiluomo di campagna, confonde la realtà con illusioni create dalla sua fantasia, il mondo diviene ciò che lui vuole che sia perdendo completamente il contatto con la vita reale, come ad esempio scambiare dei mulini a vento per smisurati giganti. Egli incarna il disperato bisogno di evadere dalla realtà e ci riuscirà utilizzando la fantasia, trovando riparo dalle ingiustizie della vita nei sogni, pur venendo considerato folle dal resto del paese. Solo attraverso i sogni è possibile affrontare le proprie paure e conoscere l’altro, i desideri dell’altro e scoprire magari che sono uguali ai nostri. Cosi come ricordava Alexander Langer nel “Tentativo di decalogo per la convivenza inter-etnica”, più abbiamo a che fare gli uni con gli altri, meglio ci comprenderemo ; affinché la convivenza possa svolgersi con pari dignità e senza emarginazione, occorre sviluppare il massimo possibile livello di conoscenza reciproca. Imparare a conoscere la lingua, la storia, la cultura, le abitudini i pregiudizi e stereotipi, le paure delle diverse comunità conviventi è un passo essenziale nel rapporto inter-etnico.

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